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Il boccale della felicità

Scrivo questo post come un flusso di coscienza, un po’ sconclusionato, un po’ privo di logica, ma se riuscirete a seguirmi fino alla fine vedrete che una logica ce la troverete anche voi…

Era da un po’ che volevo scrivere questo post che esula un po’ dai miei « soliti » articoli. Da un po’ che avevo bisogno di raccontare come la mia vita è cambiata dopo il 13 novembre (non finita, bloccata, semplicemente cambiata…). Volevo raccontarvi di come avevo deciso di reagire al ridicolo dei vigili che danno una veloce occhiatina alla mia borsa all’entrata di qualsiasi cosa (posta, negozi, uffici e quant’altro), o di quelli che mi fanno addirittura aprire la giacca, che ridere… Volevo raccontarvi di come ho notato certi automatismi che si sono ben infiltrati nel mio cervello, tipo quello di identificare le uscite di sicurezza ogni volta che esco per esempio, o quello di immaginare per una frazione di secondo spari e confusione mentre sorseggio un bicchiere di vino in un bar con i miei amici, così, tanto per studiare l’eventuale strategia di fuga…

Volevo raccontarvi di come mi sono accorta che questi meccanismi si erano fatti strada dentro di me in modo subdolo, spegnendomi piano piano all’interno, nel profondo, di come ho voluto reagire, farmi forza, lottare contro tutto il brutto del mondo e finalmente ritrovare una specie di serenità… volevo raccontarvelo e parlarvi invece di felicità, di poesia e di bellezza, ma non sapevo quando, e poi… Bruxelles.

Non mi voglio abituare a questa cosa, sennó andavo a vivere a Tel Aviv c***o!
mi dice al telefono con voce tremante la mia amica per fortuna bloccata dentro il palazzo della Commissione europea e non per strada. Ma purtroppo, amica e sorella mia, ci dobbiamo abituare se vogliamo sopravvivere, ormai è evidente. Non ancora ripresi dal precedente shock, dobbiamo affrontarne un altro altrettanto grosso, e così il nostro cervello elabora l’ennesima informazione e dice
ok, adesso è chiaro che durerà parecchio. Allora è meglio che ti metti l’anima in pace e sconnetti un po’ dalla realtà sennó non ce la puoi fare
.

E allora penso che è proprio questo il momento giusto di scrivere questo post contro il brutto, contro l’orrore, contro l’ignoranza… per farmi/ci forza e ricominciare il percorso daccapo, passetto dopo passetto, fase dopo fase.

Sono sempre stata una persona positiva e solare, e ultimamente particolarmente stanca di tutto questo schifo, pessimismo e negatività, stanca dell’assenza di poesia in ogni cosa, della gente pronta a tutto per trasformare tutto in polemica sterile, quando stiamo vivendo in un momento storico in cui tutto quello di cui abbiamo bisogno è di essere forti, ottimisti e rivolti verso il prossimo, senza perdere tempo in ca**ate!

Vedi per esempio quella sera in cui, sul divano, leggo questo post bellissimo su Faccialibro, questa storia piena di poesia di questo bambino che inventa una parola nuova (come tutti i bambini fanno) e il gesto della maestra che scrive alla Crusca e soprattutto la risposta della Crusca (che io ho letto!! Al contrario del 99% della popolazione, che ha preferito invece leggere solo i finti titoletti di giornale i giorni successivi)… leggo la magica storia di come un bambino si ritrova a scoprire la nascita di una parola, mi si scalda il cuore per una storia così semplice e così bella e poi… lo sfacelo… la poesia è durata 24h, seguita da commenti odiosi, invidiosi e inutili, da informazioni fasulle e, top del top, dal padre del bambino che registra il marchio, a fine associativo, dicono. Ma non poteva restare solo una bellissima e poeticissima storia letta sul divano una sera? Non poteva restare un piccolo esempio di bellezza a cui pensare nei momenti più bui tipo questo? Si vede di no…

E allora un giorno ho deciso che volevo concentrarmi su altro, l’ho sempre fatto dopo le botte che ho preso, sono sempre andata avanti, ma essendo questa botta molto molto grossa ci voleva qualcosa di molto molto simbolico: vedo passare la foto del boccale della felicità da qualche parte e capisco che sarebbe stata la mia terapia, la nostra terapia, di vita quotidiana. In cosa consiste? Semplice: abbiamo comprato un barattolo di vetro (bello grande perché restiamo forti e ottimisti! Sempre!) e dentro ci infiliamo dei post-it con i piccoli o grandi momenti di felicità vissuti quotidianamente, per ricordarli, perché

Verba volant, scripta manent
 giusto?

E alla fine dell’anno, ripercorrendo tutti i nostri momenti di felicità, ci accorgeremo che nonostante il brutto intorno, nonostante l’idiozia umana e l’orrore, la felicità è sempre lì, a portata di mano, bisogna solo coglierla e soprattutto conservarla per i momenti difficili… come questo… e come tanti altri che purtroppo seguiranno…

5 Commenti

  1. Imolese ha detto:

    Bellissimo post IP! E tanto per restare in tema di leggerezza e allegria, dimmi che hai preso il metro oggi ti prego!
    http://www.ratp.fr/fr/ratp/v_149039/metro-rer-la-ratp-renomme-13-stations/

    • IP ha detto:

      Ahahahah!!! Guarda il 1° aprile ho preso mille metro ma purtroppo non di quelle “modificate”! 🙂 Stanno avanti niente da fare!

  2. Sto organizzandomi x la mia prima visita a Parigi. Sarò a casa di un’amica x 4 gg e mi sento tranquilla MA …ho già detto che lascerò qui in casa mia due righe …nel caso mi succedesse qualcosa!!! E quindi sono felice di aver letto questo tuo post : non mi sento esagerata, ho capito però che, anche in chi non ha vissuto da vicino questi ultimi orribili fatti, si fa strada qualche sentimento di timore che …È IMPORTANTE riconoscere e accompagnare da piccoli gesti di SPERANZA! Grazie!

  3. Simona Bosco ha detto:

    Scendo subito dal pizzicagnolo a comprare il più grosso boccale che ha.
    IP forever !

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