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Il concetto di caffé

cafféAnni fa se qualcuno mi diceva « Dai, andiamo a prenderci un caffé », quello che visualizzavo era un salto rapido al bancone di un bar, in piedi, per ingurgitare in mezzo secondo una gocciolina di caffé buonissimo e potentissimo.

Adesso non è più così, ma sinceramente amo questo mio nuovo modo di concepire il « caffé ».

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Innanzitutto vorrei concentrarmi sulla bevanda vera e propria.

Capita spesso di conoscere gente che non si rende conto di non essere in Italia e che si lamenta perché il caffé non è buono, ma la prima cosa da capire è che la corrispondenza tra la parola caffé e la bevanda, qui non è necessariamente la stessa che in Italia : qui, quando si domanda un « caffé » si riceve una « tazzina » riempita fino all’orlo di caffé lungo che per loro invece è « normale ».

Quindi, al bar (anzi no, al café), non dimenticatevi di aggiungere « bien serré » (cioé ristretto) alla vostra ordinazione per fare in modo che la tazzina sia riempita solo a metà e che il gusto non si disperda nell’acqua.

In seguito vorrei descrivervi un po’ il luogo vero e proprio, ma prima di tutto un po’ di glossario : il nostro « bar » è il loro « café », invece il loro « bar » è il nostro « pub ».

Il loro café può essere anche un « café tabac », cioé con un angolino di tabaccheria (di solito i café tabac sono molto grezzi e a volte pure un po’ squallidi), oppure un « café brasserie », cioé dove c’è servizio ristorazione e di solito si può mangiare a qualsiasi ora.

I cafés hanno quasi sempre una terrasse, cioé dei mini-tavolini fuori, tutti allineati con le sedie in riga per permettere a quelli che ci si siedono di ammirare il passeggio.

Molto spesso le terrasses sono munite di potenti riscaldamenti da esterno, e anche in pieno inverno, a -10°, c’è sempre qualcuno fuori che si fuma una sigaretta col suo bel caffé bollente. A volte, quando comincia a fare freddo, le terrasses dei cafés si trasformano in vere e proprie verande : i proprietari montano delle strutture fatte di ferro, con dei teloni di plastica per proteggere dal vento e anche se ci si siede fuori, grazie ai riscaldamenti, si ha l’impressione di essere dentro.

I cafés, di norma aprono molto presto e chiudono più o meno dopo cena (dipende da quanto è turistico il quartiere.

E ora passiamo al concetto vero e proprio che mi piace tanto.
Ci sono tre tipi di atteggiamento da café :

All’italiana : si ordina il caffé al bancone, lo si beve e si parte (costa un po’ meno caro);

Il comodo : ci si siede al tavolino, si aspetta il cameriere e poi ci si gode il passeggio sorseggiando con calma la bevanda. Quando si finisce si va via;

Lo squatter. La cosa bella dei cafés parigini è che con un caffé si può stare seduti anche tutto il pomeriggio senza che (quasi) nessuno ti rompa le scatole. Capita allora di vedere molta gente da sola che lavora sul computer o legge un libro o telefona, e la scusa del caffé serve per approfittare un po’ di una seconda casa / ufficio.

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colazioneUltima cosa non meno importante che frega sistematicamente gli italiani che arrivano a Parigi : la colazione al bar NON ESISTE, visto che non esiste il concetto di bar come lo intendiamo noi !

Avete due opzioni :

frecciaFare colazione al café e rischiare la bancarotta (contate in media 10€ per un finto cappuccino, un cornetto e una spremuta)

frecciaOppure potete cercare le boulangéries che fanno anche le bevande calde, ma sono rare (io ne conosco UNA vicino casa mia che fa la colazione a 4.50€).

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2 Commenti a “Il concetto di caffé”

  • Mauro scrive:

    Quest’estate siamo andati in vacanza a Versailles, facevamo colazione alla brasserie sotto l’hotel. Non male, in due con 4 croissant, due spremute e un caffè finivamo per spendere 11 € circa, ma tanto poi per pranzo si andava con un panino e si pareggiava il conto.
    Il caffè era buono, Lavazza d.o.c. tanto la miscela quanto la macchina da caffè ma, come dicevi tu, è un po’ lungo (il che non guasta, a me non piace ristretto). L’errore lo ha fatto il mo ragazzo quando una mattina s’è inventato di chiedere un cappuccino. Gli ho fatto notare che la macchina del caffè aveva il beccuccio del vapore era lindo e splendente come se fosse stata nuova di trinca, lui ha provato lo stesso. Il barista ha preso una tazza da cappuccino, ci ha messo due cucchiaini di cappuccino liofilizzato (Lavazza pure quello), un bel po’ di latte e poi ha avvicinato il tutto al becco de vapore, gasando la superficie del latte per schiumarlo, ma senza immergerlo nella tazza. Risultato accettabile, ma un cappuccio come quello che mi posso fare io in casa. Non so se in altri posti lo facciano in modo canonico, ma la mattina dopo Ale ha preso di nuovo la spremuta…

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