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Il mito dell’assenzio

Qualche giorno fa sono ricapitata in una brasserie vicino casa mia che vende una quindicina di marche di assenzio, servito con il tradizionale metodo della fontana di acqua ghiacciata, perché l’assenzio non si brucia!!

Ci ho portato una mia amica che non l’aveva mai assaggiato e le ho raccontato un po’ la storia di questa mitica bevanda che gli artisti del XIX° secolo soprannominavano la fatina verde. Mi è venuta quindi voglia di riproporla anche a voi. 🙂

UN ANEDDOTO PRIMA DI INIZIARE : un paio di anni fa sono stata invitata a una visita guidata organizzata dal Syndicat d’Initiative de Montmartre e intitolata Sui passi di Van Gogh a Montmartre. La visita, interessantissima, si è conclusa a La bonne franquette, storica brasserie di Montmartre, con una degustazione di assenzio… alle 11h di mattina… a digiuno! :-/ Non vi sto neanche a descrivere lo stato in cui sono uscita da quel posto !

La storia

Fin dall’antichità l’Artemisia Absinthium veniva usata per curare il mal di pancia, la febbre, la malaria, la dissenteria, i dolori mestruali e quant’altro: nasce quindi come medicina. Finché un giorno, in Svizzera, alla fine del XVIII° secolo, un certo Signor Dubied, venditore di pizzo, incontra una vecchia aggiustaossa, la Sig.ra Henriod, a cui compra la ricetta di un elisir medico creato da lei.

Il Sig. Dubied, che aveva notato che questa medicina non era bevuta solo per curarsi ma perché piaceva, trasforma il rimedio in bevanda, si associa con il genero (Henri-Louis Pernod) e apre una distilleria nel 1798. Visto il successo della bevanda, Henri-Louis Pernod decide in seguito di aprire la sua propria distilleria, la maison Pernod Fils (1805), il cui nome resterà per sempre associato a quello dell’assenzio.

All’inizio unicamente bevanda regionale diffusa in Franche-Comté, l’assenzio viene poi usato dal bataillon d’Afrique nel 1830 per purificare l’acqua e proteggere i soldati da malaria e dissenteria durante la guerra in Algeria: saranno gli ufficiali di ritorno a Parigi che faranno scoprire la bevanda all’alta società parigina. Ancora molto caro, l’assenzio diventerà rapidamente la bevanda della borghesia, che si incontra per gustarla nei caffé dei Grands boulevards a Parigi tra le cinque e le sette (in quella che sarà poi soprannominata l’ora verde).

Nasce così il mito dell’assenzio, che ben presto diventa la musa degli artisti che lo soprannomineranno fata e dama verde o musa dagli occhi verdi. Durante tutto il XIX° secolo l’assenzio accompagna tutti i grandi movimenti poetici e artistici: al Café Pigalle si incontrano Verlaine e Rimbaud ; al Café de La Nouvelle Athènes Degas e Manet ; Gaguin, Toulouse-Lautrec e Van Gogh passano notti intere al café Le Tambourin ; per non parlare del café Guerbois dove Manet lancia nel 1866 le prime riunioni dei futuri impressionisti. L’assenzio si trasforma così in vera e propria art de vivre, in aperitivo dalla cerimonia unica e particolare.

Il successo è tale che nel 1880 viene definito bevanda nazionale: dà lavoro a migliaia di persone e fa vivere tantissime aziende che lo esportano anche all’estero. Ma c’è sempre un rovescio della medaglia: vista la richiesta sempre più crescente, alla fine del XIX° secolo cominciano a circolare anche parecchi assenzi meno cari e di cattiva qualità, che provocano gravi danni alla salute. La bevanda diventa il simbolo dell’alcolismo e si attira l’antipatia delle varie associazioni morali che lo associano alla criminalità, alla tubercolosi, alla violenza coniugale e al calo delle nascite!

Nel 1901 comincia quindi la crociata contro l’assenzio, che durerà 14 anni e che troverà nel 1907 uno strano alleato: i viticoltori che soffrono economicamente a causa del successo dell’assenzio. Il loro motto?
Tutti per il vino contro l’assenzio!
… alla faccia della salute! 😀

Il divieto di fabbricazione e circolazione dell’assenzio arriva infine nel 1915. Le distillerie, tra cui Pernod Fils, cercano invano di far durare il mito, proponendo aperitivi al gusto di anice senza zucchero che dovrebbero ricordare il gusto dell’assenzio, ma il mito è ormai spento e il pubblico si disinteressa poco a poco alla bevanda: solo il pastis di Paul Ricard farà successo a partire dal 1932.

Nel 1988 una direttiva europea autorizza la presenza di tujone  nel cibo e nell’alcool e quindi indirettamente la produzione di assenzio. Nel 1994 la parola assenzio ricompare su alcune bottiglie di alcol ceco, mentre in Francia bisognerà aspettare il 2011 perché la bevanda ritrovi il suo nome originale.

Ma l’assenzio cos’è?

Le piante che vengono usate nella composizione dell’assenzio sono svariate, alcune sono sempre le stesse e costituiscono la base comune, altre sono associate in modi diversi a seconda della marca di assenzio. Non è la grande varietà di piante nella composizione che fa la qualità della bevanda, quanto piuttosto la giusta combinazione di piante dalle virtù particolari: per esempio l’anice aumenta il torbido, il finocchio corregge il sapore piccante e zuccherato dell’anice, mentre l’issopo e la melissa sono le responsabili del caratteristico colore verde.

L’assenzio porta l’oblio… Il primo bicchiere vi fa vedere le cose come le volete vedere, il secondo come non sono e dopo il terzo come sono veramente.

Oscar Wilde

Il Rituale

L’assenzio non si brucia! Nonostante ve lo abbiano fatto credere! Ecco qualche consiglio per una degustazione perfetta!

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Versare 3cl di assenzio in un bicchiere (di preferenza più largo in cima e più stretto alla base).

  • Evitate di versarne di più o di meno per apprezzare al meglio l’aroma
  • Non è fatto per essere bevuto puro, è grazie all’acqua che sprigiona i suoi aromi

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Posare un cucchiaino sul bicchiere.

  • L’ideale è un cucchiaino da assenzio con i bordi incurvati che si incastrano al bicchiere e dei piccoli buchini per far passare l’acqua
  • Non usate forchette o cucchiai grandi per evitare che lo zucchero cada a pezzi nel bicchiere prima di essere sciolto

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Mettere una zolletta di zucchero sul cucchiaino.

  • Usate di preferenza zucchero bianco
  • Non utilizzate lo zucchero in polvere e non mettetelo direttamente nel bicchiere (nell’alcool non si scioglie!)

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Versare sul cucchiaino l’acqua ghiacciata goccia a goccia.

  • L’ideale è una goccina al secondo massimo
  • Non versate l’acqua rapidamente per evitare che non si mescoli all’alcool e che quindi l’assezio non sprigioni gli aromi. Non date fuoco allo zucchero, distruggereste l’80% del sapore!

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Mescolare e degustare.

  • Aggiungete circa tre volumi di acqua per cominciare e aggiungetene poi durante la degustazione a seconda di come vi piace di più.
  • L’assenzio si beve piano piano, tenetelo in bocca per cinque secondi prima di ingoiare.

Attenzione perché l’assenzio è molto alcolico anche se diluito, e a causa dello zucchero va giù che è una meraviglia, ma poi sono guai! Consumatelo con moderazione mi raccomando. 😉

2 Comments

  1. Margherita ha detto:

    Grazie Elena! Che bel post , così dettagliato e chiaro. Buon Natale nella città più bella del mondo, che tanto mi manca…

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