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19/01/2015
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Sono Charlie (?)

charlie1Ho esitato tanto prima di scrivere e pubblicare questo post. Non ho voglia di parlare di quello che succede, non ho voglia di condividere niente sui social network, non voglio farmi i selfie in fila all’edicola o con l’ultimo esemplare di Charlie in mano (io Charlie non l’ho mai neanche comprato in vita mia! Pur apprezzandone da lontano l’irriverenza e la provocazione contro tutto e tutti)… quello che è successo però è stata una botta e avevo bisogno di scrivere e di condividere semplicemente degli stati d’animo. Con questo articolo voglio anche rispondere alle mail di tanti di voi che mi hanno scritto chiedendomi se dovevano annullare il loro viaggio a Parigi già prenotato da tempo… ma come posso io rispondere a una domanda del genere?

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Mercoledì 7 gennaio 2015 non ero a Parigi, ero dall’altra parte del globo, in vacanza, senza Internet ne televisione, ma circondata tuttavia da francesi. Chiacchierando dico che abito a Parigi, i visi si scuriscono “Allora saprai sicuramente cosa è successo?”, e io “Ehm, in realtà siamo volontariamente fuori dal mondo, che è successo?”, “C’è stato un attentato… hanno ucciso a sangue freddo la redazione di Charlie Hebdo…”, taccio… incredula, inorridita

Tra il fuso orario e il wifi limitato riesco, tra Twitter e giornali vari, a capire cosa diavolo è successo e in un secondo ripiombo all’11 settembre 2001… ho la stessa identica sensazione di quel giorno, quella di assistere a un film, poi la presa di coscienza che no, non è un film, stavolta nessun effetto speciale ne stuntmen, è tutto vero… ma come diavolo è possibile una cosa del genere? È assurdo! Piango pensando alla crudeltà gratuita di questi malati mentali (perché di questo si tratta, di malati mentali ignoranti). E poi scatta il senso di colpa: perché non provo la stessa cosa di fronte a tutti gli orrori (mille volte più atroci) che accadono ogni giorno nel mondo? Semplice e umano purtroppo: perché non accade a casa mia… e stavolta per di più è anche fisicamente a casa mia, stessa città ma anche stesso quartiere…

E poi scattano le domande idiote dettate dal terrore del momento “E se mi fossi trovata lì?”, “E se qualcuno che conosco si fosse trovato lì?” “Siamo a due passi cazzo…”, ancora reazioni umane e dovute allo spirito di sopravvivenza di ognuno di noi credo.

Cominciano ad arrivare i messaggi di amici e parenti che non sanno che non siamo a Parigi “State bene?”, “Tutto ok?”… e quasi mi sento in colpa di non essere a casa in quel momento. E poi, come nel 2001, ancora sotto shock e in piena integrazione degli eventi credendo che tutto sia finito, un altro malato mentale ignorante e altre vittime… sempre vicino casa.

Osservo le immagini dei quasi due milioni di persone che escono in strada contro il terrore, per non darla vinta ai “cattivi”, perché così deve essere! Brava Francia! Brava Parigi! Facciamogli vedere che siamo più forti noi! Però io sono lontana…

Tornata a Parigi esco per la prima volta di casa e contro ogni attesa invece ho paura, si ho paura, perché realizzo di abitare in pieno quartiere ebraico, proprio in mezzo ai luoghi emblematici di questi tristi giorni, è una paura insensata e irrazionale e me ne rendo conto, ma ho paura, il cuore batte andando verso l’autobus, circondata da “je suis Charlie” su ogni muro e marciapiede che calpesto… ma la razionalità per fortuna riprende subito il sopravvento, il cuore si calma e una frase si stampa a fuoco nel cervello “fanculo al terrore”!

Di questi giorni mi resta un mix di sensazioni:

Orrore: ogni volta che ripenso agli eventi

Tristezza: per le vittime colpevoli di fare il loro lavoro o di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato

Amarezza: per il mondo che va a rotoli, per l’ignoranza la crudeltà e l’ottusità de stì poracci

Fierezza: per il coraggio e la forza dei sopravvissuti della redazione che hanno fatto uscire comunque Charlie Hebdo una settimana dopo la strage, senza vittimismi, senza omaggi smielati, senza paura!

Disgusto: per tutti gli avvoltoi che stanno approfittando della situazione… come c’era da aspettarsi (politici che fanno finta di andare d’accordo solo per fare bella figura, cretini che cercano di registrare la marca “je suis Charlie”, impostori che cercano di vendere su eBay i Charlie Hebdo a cifre esorbitanti e quelli che fanno l’asta per comprarli!).

“Je suis Charlie” (?)

SI, per solidarietà con le vittime dell’attentato, per la libertà d’espressione, la democrazia e la cultura

NO, perché tutto questo circo mediatico va al di là della mia comprensione e personale sensibilità

4 Comments

  1. Gino ha detto:

    Grazie Elena. Ti considero in mezzo alla folla dei quasi sue milioni insieme a noi. Io, il mio commento l’ho fatto qui: http://italianonelsettimo.blogspot.de/2015/01/charlie-hebdo-et-lheritage-de-descartes.html
    Ciao, a presto.

  2. Stefania ha detto:

    GRAZIE! GRAZIE! Aspettavo davvero i tuoi pensieri e come sempre sei stata assolutamente VERA !!!
    GRAZIE per vivere Parigi al posto mio.

    Stefy

  3. Imolese ha detto:

    Io l’ho comprato nella mia piccola provinciale cittadina. Ti farà sapere che l’ho trovato solo oggi e non ieri, era tutto esaurito e raccoglievano le prenotazioni per averlo oggi.
    Splendido post.
    Fra poco sarò a Parigi, fra l’altro.

  4. margala ha detto:

    Cara Elena, sei una persona profonda e delicata.
    Mi piace il tuo commento, mi piace sapere cosa senti e come si vive davvero nella mia amata Parigi in questi giorni di orrore e sgomento.
    Mi aggiro per le piazze e le strade attraverso google maps. Vorrei esserci anche io, ma non posso, la vita mi chiama altrove, purtroppo.
    Porta il mio amore alla città e alla sua gente.

    margala

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