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Il concetto di tempo

Ormai è una vita che vivo a Parigi e ci sono tantissime cose a cui mi sono ormai adattata anche se è stata dura. Ma ho anche adottato tantissime abitudini che sinceramente preferisco a quelle italiane, insomma il giusto mezzo come al solito.

Ci sono però cose a cui mente e corpo non si abitueranno mai e anzi, non devono abituarsi per evitare di rinnegare completamente le proprie radici che sono invece molto importanti! Penso per esempio alla pasta scotta in bianco come contorno, alla baguette senza busta sul rullo della cassa, ai piedi scalzi nei bagni pubblici e, per venire a noi, al concetto di tempo!

Il concetto di tempo è strettamente legato al concetto di spazio di cui ho già parlato in un altro post. Per me che, nonostante sia scappata dal caos romano, ho mantenuto quel minimo di esticazzi necessario alla sopravvivenza, il concetto di tempo parigino (e in generale del Nord), rimane e rimarrà sempre un mistero, ora vi racconto perché.

Questa scena si è svolta davanti ai miei occhi alla fermata dell’autobus.

Dopo un’ora e mezza di danza (che con l’età che avanza risultata assai dannosa per le mie povere membra), decido di prendere l’autobus per tornare a casa, perché la mia celebre pigrizia mi impedisce di farmi la passeggiata di 15 minuti che separa la scuola di danza da casa mia… oh… non c’avevo voglia ok! :-p

Arrivata alla fermata guardo il pannello che indica fra quanto passerà il prossimo autobus e leggo: 13 minuti. Fin qui tutto bene, decido di aspettare e mi metto seduta godendomi lo stato di grazia del post danza.

Dopo 1 minuto arrivano due donne uscite da lavoro, una delle due guarda il pannello e urla con tono da tragedia greca:

12 minutes!!!!!!! Mais c’est quoi ce délire!!!! J’ai pas le temps moi!!!!!
 (Che in italiano diventa: “12 minuti!!!!!! Ma cos’è stò delirio!!!! Non ho mica tempo da perdere io!!!!!”). E scappa a piedi, rincorsa da un bastone di scopa minacciosamente prossimo al suo didietro.

Dopo 2 minuti passa un’altra cara signora parigina, guarda il pannello e poi storce la faccia muovendo tutti i muscoli facciali conosciuti dalla scienza (perché noi italiani parliamo con le mani, i francesi invece parlano con i muscoli della faccia). La signora assume la tipica faccia parigina di disappunto accompagnata da un “Pfffff!!!”, come se questa attesa assolutamente vergognosa non meriti neanche di proferire qualche insulto, e schifata se ne va anche lei.

Io intanto osservo divertita.

Dopo 3 minuti arriva un’altra donnina, guarda il pannello ed esclama:

Et meeeerdeeeeeeeee!!!!!
 (questa non ho bisogno di tradurla!), però decide di aspettare ritenendo che 10 minuti siano sopportabili.

E intanto io guardo, seduta comodamente alla fermata dell’autobus con le gambe doloranti, e le ringrazio di avermi offerto questo spettacolo dei più divertenti, soprattutto perché mi hanno fatto sentire così bene al pensiero che per me, 13 minuti non sono poi così vitali!

Ma ve le immaginate se avessero dovuto prendere l’autobus a Roma? Credo che si sarebbero suicidate dalla disperazione! 😀

E per concludere vi consiglio di stringere un patto con famiglia e amici che vivono a Parigi, come ho personalmente fatto anche io. :-p

Se un giorno vi ritrovate a correre come matti verso le porte della metropolitana che si stanno inesorabilmente chiudendo, per finire incastrati tra le due porte, bloccare la partenza della metro e subire gli sbuffi della gente nel vagone, mentre il pannello indica che la prossima metro arriva tra 2 minuti, ebbene, quello sarà il momento in cui famiglia e amici saranno autorizzati ad abbandonarvi a voi stessi… per sempre!

13 Comments

  1. Apollonia33 ha detto:

    Ciao! Seguo da un po’ il tuo bellissimo blog, tra poco sarò a Parigi per un anno di studio, e vorrei farti una domanda: ho letto che fai danza, avresti qualche informazione sulle scuole di danza? in particolare sarei interessata al ballet…niente di “professionale”, cerco un semplice corso per adulti dove poter praticare questa disciplina che amo. In Italia solitamente le scuole di danza sono piuttosto costose… anche a Parigi è così?

    • IP ha detto:

      Ciao Apollonia,
      posso darti qualche nome di scuole di danza che conosco: Studio harmonic, Centre de danse du Marais, Le centre des arts vivants… sono tutte abbastanza care ma molto belle.

  2. Dominique ha detto:

    Concordo in pieno… mi piace pensare che facciano tutto per trovare un contatto, nonostante sembrino ignorare questo concetto… ma nel loro inconscio deve essere presente, ne sono convinta, altrimenti che gusto provano in tutto questo???

  3. DANIELA ha detto:

    IP sei fantastica
    mi fai ammazzare dalle risate con i tuoi racconti ! Ma da quanto tempo sei a Parigi?
    Io mi trasferirò ad Agosto in Francia, ma non a Parigi, sarà nei Paesi della Loira, aiuto!!! Tutto ciò per seguire quello che sembra il mio grande amore….speriamo bene!
    A 30 anni sarò forse un po’ ridicola a credere ancora alle favole romantiche? 🙂

    • erika ha detto:

      anche io sono qui a parigi per aver seguito il mio amore…ma spero di andarmene al più presto perchè ici sont fou!!!

  4. orkin ha detto:

    a Milano non son da meno le persone!:-) ad ogni modo, complimenti per la nuova interfaccia grafica.

  5. carlo ha detto:

    mi hai fatto ridere…quando mi ero ormai abituato alla “fantasia” degli autobus romani, sto iniziando a prendere confidenza con questo mondo fatto di arida puntualita’, che non mi concede piu’ scuse per i ritardi al lavoro.

    • Italiani Pocket ha detto:

      E già Carlo, da ex-romana capisco benissimo di cosa parli, ma vuoi mettere la goduria di autobus che passano sul serio, di autisti che non ti mandano a quel paese se gli chiedi un’informazione e del fatto che per arrivare da A a B non devi calcolare quell’oretta romana di “non si a mai”? 🙂

      • haruki ha detto:

        e da buon romano… ci volgiamo mettere anche che un giorno si e uno no dopo inteminabili minuti di attesa a metà tragitto ti tocca scendere perchè l’autobus si rompe!!!! :/
        e via ad attendere di nuovo. il trasporto pubblico di roma in quiesti ultimi anni ha avuto un tracollo.

        durante il mio portroppo lontano soggiorno parigino, ricordo che tutti mi dicevano: ma perchè ogni volta che ci diamo un appuntamento ci dici ci vediamo “intorno” alle…. o alle 16/16.30? 🙂

        e intorno ma cosa vuole dire (per me anche un’ora di tolleranza)…. scusa ci vediamo o alle 16 o alle 16.30, no?

        ahahah vagli a spigare, realtà a loro sconosciute!!! 😀

  6. Auramaga ha detto:

    Ahahaha!!! E’ il problema dell’avere i trasporti sempre puntuali. Comunque io lo dico sempre: mi passo il tempo pacifica ad aspettare i miei dieci minuti circondata da francesi/parigini che si lamentano di quanto funzionano male i mezzipubblici.
    Dopo aver fatto la pendolare per anni, perdendo ore di vita nelle sale d’attesa delle ferrovie italiane, qui mi sento una regina anche se solo devo aspettare il fatidico quarto d’ora.

  7. Mammamanga ha detto:

    troppo forte questa scena!!!
    Ora ti racconto una cosa: il primo giorno a Parigi abbiamo preso la metro. Quando da lontano abbiamo visto il treno che arrivava, abbiamo cominciato a correre 😀 pensando che perso il primo treno avremmo aspettato tanto per il successivo…
    E invece, il successivo era dopo solo 3 minuti!!!
    Da voi sicuramente c’è più efficienza, quindi 12 minuti sono davvero tanti per i parigini!!! 😀
    un bacio
    Sara

    • Italiani Pocket ha detto:

      E’ proprio quello il problema, “siamo” abituati troppo bene e 5 minuti invece di 2 sembrano un’eternità quando hai la velocità nel DNA… immagina 13! 🙂

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