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L’emigrazione ai tempi di WhatsApp

Una dedica speciale alla mia prima famigliola parigina che si riconoscerà in questo racconto e con cui ho condiviso tutti i miei primi sconforti e le mie prime gioie da emigrata.

Mamma mia mi sto già pentendo di aver voluto scrivere questo post. Raccogliendo le idee mi rendo conto che sono passati 15 anni dal mio arrivo a Parigi e che sembrano due vite fa, quindi vi avverto che state per leggere un post da vecchia! Vabbé ma tutto questo cosa c’entra con il titolo del post? Abbiate un attimo di pazienza, oh voi generazione di leggitori di soli titoli, ora vi spiego! :-p

Sono cresciuta con un gruppo di amiche che mi porto dietro dal Liceo e che a questo punto della vita più che amiche sono sorelle. Siamo tutte una più figa dell’altra (quanta modestia eh?): belle, autonome, ribelli (ognuno a modo suo), indipendenti! Si tratta di quelle amicizie che anche se non ti vedi per anni appena ti dici “ciao” è come se non ti fossi mai lasciato, amicizie vere insomma. In tutti questi anni la lontananza mi ha sempre pesato nel modo giusto, senza mai trasformarsi in baratro, grazie a loro, grazie a noi. Però ci sono dei momenti particolari in cui il baratro appare… e in quei casi essere nel 2002 o nel 2018 cambia tutto vi assicuro!!

Saltate con me sulla macchina del tempo e facciamo un giro di giostra per capire meglio cosa voglio dire!

I trasporti

2002

Sono in terra straniera da qualche mese, i miei compagni di classe non mi parlano, non capisco una mazza di quello che mi dicono (forse è per quello che non mi parlano?), fanno battute alle quali ridono solo loro (e quando ci provo io, rido da sola), insomma sono ancora emigrata fresca fresca e ancorata agli usi e costumi del mio Paese… voglio mamma! Sono disperata! Voglio tornare a casa!

Avrei veramente tanta voglia di fare una pausa, ma come fare? I miei tre lavori part time per potermi pagare un affitto parigino non mi permettono di muovermi facilmente. E in più mettici che un biglietto d’aereo Parigi-Roma mi costa 800€ (e oui, mica esistono le low cost ancora!). Unica soluzione per rivedere famiglia e amici è il mitico Palatino (che non esiste più), il treno notturno che parte da Gare de Bercy e che sulla carta ci mette 14 ore ma in pratica sempre 16-17 (il ritardo si accumula appena scavalcate le Alpi chiaramente…), e in cuccetta da 6 s’il vous plaît! Dopo svariate esitazioni decidi che proprio non ce la fai più, che hai bisogno della tua mamma, del tuo babbo, di quel pazzo di tuo fratello, delle tue amiche/sorelle, compri il biglietto e ti spari un viaggio della speranza, 28 ore (vedi 32/34) in due giorni, a volte catapultandoti a lavorare appena approdata di nuovo a Parigi e fresca come una rosa.

Normale quindi che i viaggi si fanno rari e capisci totalmente quelli che ti dicono “Non ti posso venire a trovare, vorrei ma non posso, mi dispiace”. Non tutti hanno lo stomaco per affrontare 17 ore di Palatino, e non tutti hanno 800€ per un biglietto aereo. Quindi vai avanti così, hai voluto la bicicletta (emigrare) e ora pedala! Anzi, prendi il treno!

2018

Sono in terra straniera da qualche mese, i miei compagni di classe non mi parlano, non capisco una mazza di quello che mi dicono (forse è per quello che non mi parlano?), fanno battute alle quali ridono solo loro (e quando ci provo io, rido da sola), insomma sono ancora emigrata fresca fresca e ancora ancorata agli usi e costumi del mio Paese… voglio mamma! Sono disperata! Voglio tornare a casa!

Basta, stasera mi metto davanti al computer, con la mia connessione ADSL illimitata che non pago neanche cara, e mi faccio un bel comparativo dei voli, delle offerte e degli orari per vedere quando mi costa meno partire. E con un po’ di fortuna becco pure i biglietti mini di Airfrance a 49€ così non devo neanche incrociare il personale insopportabile delle low cost e posso addirittura portarmi la borsa in più del bagaglio a mano… un sogno che diventa realtà per noi viaggiatori (ehm… viaggiatrici!) frequenti! 😀

Il viaggio è talmente corto che posso assolutamente permettermi di partire dopo il lavoro e di tornare 48 ore dopo, ma almeno mi sarò ricaricata un po’ grazie alla compagnia di famiglia e amici e tornerò a lavoro piena di energie positive e stavolta veramente fresca come una rosa.

Ecco, oggi, a tutti quelli che mi dicono “Non posso venirti a trovare tesoro, non ho soldi e neanche ferie purtroppo, è troppo complicato (sorrisino triste)”, rispondo “15 anni fa ti capivo, oggi sappi solo che questa scusa non vale più, aggiornati e proponimene altre!”. 😀

Le comunicazioni

2002

La vita è talmente cara a Parigi che ¾ di quello che guadagno con i miei lavoretti part time se ne vanno in affitto, allora bisogna escogitarle tutte per evitare troppe spese: è fattibilissimo, basta innanzitutto fare spesa nei posti giusti e uscire nei posti giusti, ma resta il problema comunicazione con il tuo mondo.

Dopo qualche settimana di investigazioni scopro quindi tutti i trucchetti per non spendere un milione di euro solo per dire “ciao, va tutto bene e voi?” alla mia famiglia lontana. E scopro le schede telefoniche per l’estero!! E già, mica esistono gli smartphone, e Internet a casa è un miraggio lontano e soprattutto caro! Comincio allora la collezione di queste splendide tessere tutte colorate, ce ne sono a bizzeffe, di ogni tipo e tariffa a seconda del paese nel mondo che si deve chiamare. Il rituale è sempre lo stesso: passo dal tabaccaio (o al mitico centre d’appel, uno stanzone pieno di telefoni, come un Internet point, ma per telefonare insomma), compro una tessera, la scarto e comincio a grattare con le chiavi la striscia argentata sul retro che mi aprirà le porte della comunicazione estera. Poi tutta contenta mi dirigo verso una cabina telefonica (vi giuro!! Solo 15 anni fa esistevano e funzionavano pure!), alzo la pesante cornetta, digito i duemila codici richiesti e in due minuti e mezzo condenso e trasmetto tutte le informazioni più importanti sulla mia vita da emigrata e assorbo tutte le news che arrivano dall’altro lato del filo (l’arte della sintesi!), perché se mi dilungo troppo poi finisce subito il credito!

Ma la cosa più divertente è quando ho pochissimo credito e non ho un’altra tessera, allora chiamo i miei genitori e più veloce della luce gli lascio il numero della cabina (che è un numero fisso e quindi meno caro anche per loro) e mi faccio richiamare… e aspetto che la cabina suoni, sperando che non ci sia nessuno in fila dietro di me, proprio come nei film di spionaggio!

Ancora risuona nelle mie orecchie la frase urlata alla mia coinquilina di allora:

Vivià! Scendo un attimo alla cabina
che oggi mi sembra veramente surreale!

2018

Ciao mà ti posso chiamare un attimo che mi serve quella ricetta che mi facevi sempre da piccola?

Si certo?”

Fisso, cellulare, WhatsApp o Skype?
(si, ho una mamma tecnologica e ne vado molto fiera!)

Mah, come vuoi, la cosa più comoda per te.

Devo aggiungere altro? ;-p

Gli eventi

2002

È l’ora dei mie 2 minuti e mezzo alla cabina telefonica sotto casa. In 150 secondi apprendo che la mia amica si è laureata (ma io non ho potuto esserci), che un’altra si è sposata (idem… io son qua), che mio padre è andato in pensione e non ho potuto organizzare una festa come si deve, che mio fratello è andato a vivere da solo e, idem, non c’ero per questo evento STORICO (:-p), ecc… Il baratro della lontananza è immenso in questi momenti.

2018

[Succede un paio di anni fa]Sul nostro gruppo WhatsApp di amiche/sorelle dal nome evocatore (Amiche del corazon) seguo con interesse il procedere della gravidanza della nostra adorata sforna bambini del gruppo. Non contenta di una bimba tutto pepe di due anni, la suddetta ha deciso che un paio di gemelli non ci stavano male e ci stiamo tutte preparando al grande evento. Le settimane passano tra foto di panza che cresce e accesi dibattiti sulla scelta dei nomi, con la partecipazione eccezionale di mariti e compagni che intervengono in backstage, di rado, perché le protagoniste incontestate dell’evento siamo noi ovviamente!

Il D-Day si avvicina inesorabile quando una notifica verde mi avverte che ci siamo, la nostra eroina è in ospedale e ora si aspetta. In passato avrei riposto il telefono (anzi, avrei lasciato la cabina telefonica!) e atteso la notizia del lieto evento il giorno dopo, sentendomi lontana anni luce, e triste di non poter vivere la cosa insieme alle mie amiche/sorelle, ma qui entra in gioco il miracolo whatsApp. Per ore e ore arrivano messaggi della nostra eroina che ci tiene aggiornate su tutto (ma proprio tutto!). È il mio primo parto in diretta a 1500km di distanza! Ridiamo, scherziamo, insultiamo amorevolmente l’eroina che invece di concentrarsi chatta su whatsApp dalla sala travaglio (ma io sono su una nuvoletta di felicità per questa cosa perché mi sento partecipe, mi sento lì con loro)… e poi più niente.

Aspettiamo ansiose il giorno dopo e invece di ricevere il classico messaggio del marito “sono nati all’ora X, pesano tot, sono lunghi tot centimetri”, arriva un messaggio della nostra eroina con la foto delle due nuove creaturine, che dice “Regà scusate se non ho più scritto, ma a un certo punto stavo proprio soffrendo e ho dovuto spegnere il telefono”… evviva whatsApp e i miracoli della comunicazione moderna! 😀

Insomma, Morale della favola: non si stava assolutamente meglio quando si stava peggio!! E se vi prende il momento di sconforto, oh voi giovani emigrati, venitevi a rileggere stò post, fatevi due risate, e ringraziate la tecnologia! 😀

11 Comments

  1. Valerio ha detto:

    A me l’ansia sta prendendo ancora prima di trasferirmi (tra 10 giorni circa) e nonostante vada in contro ad un lavoro ottimo e sono abituato a fare l’immigrato. Vabbe’, mi passerà alla prima carbonara (da me cucinata) a qualche nuovo amico. ahah

  2. Francesca ha detto:

    Mi è piaciuto il post! In effetti permette di rileggere in chiave ottimistica i disagi dell’ emigrante ! Le nuove tecnologie accorciano le distanze , hai ragione, ma il dolore per il ritorno , la nostalgia, credo che ce l ‘ abbiamo scritta dentro dai tempi di Odisseo in poi..

  3. Ale ha detto:

    Le schede telefoniche per l’estero!!! Ce le avevo anch’io, e anch’io sono arrivata a Paris nel 2002, quanto tempo sembra passato! Brava per il post 😊

  4. Katia ha detto:

    Fantastico 🙂

  5. sabrina ha detto:

    Hahaha mi è piaciuto questo post! Bravissima 🙂

  6. Luca Bagnoli ha detto:

    Purtroppo il problema del carovita parigino (parlo soprattutto dell’alloggio) rimane, anzi credo che i prezzi siano aumentati da quindici anni a questa parte 🙁

  7. Michy ha detto:

    Confermo ogni singola parola, fiera di essere un’amica/sorella!😊

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