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Veggie town dei miei stivali!

È arrivato periodico il coup de gueule di Italiani pocket! Oggi mi voglio sfogare su un argomento che mi ha sempre alquanto imbestialita qui a Parigi, che mi ha sempre frustrata, ma a cui mi sono sempre adattata, perché come dico sempre “Paese che vai usanze che trovi. A te, che arrivi da altrove, di adattarti ai costumi locali. In caso contrario torna da dove sei venuto”. ;-p

Premetto che non ho nessuna intenzione di aprire un dibattito sull’essere vegetariani o meno (non è proprio questo lo spazio per parlarne). L’articolo parla di tutt’altro: parla di mode, parla di frustrazioni, parla di differenze culturali… voilà.

Siccome sono tutti impazziti con questa cosiddetta veggie town parigina, oggi vi spiego perché invece a me infastidisce alquanto !

Nel 2001 ho intrapreso il mio percorso di scelta di vita per me più sana, eliminando la carne dalla mia alimentazione. Ho fatto questa scelta dopo dieci anni come volontaria in un’associazione animalista, dopo aver avuto accesso a informazioni che sinceramente ti tolgono la voglia di carne in 30 secondi (ma poi a ognuno le sue scelte, non sono qui per giudicare nessuno!).

Ho fatto questa scelta quando sono andata a vivere da sola, per rispetto di mia madre che, schiava del sistema maschilista della sua generazione, si è sempre fatta un culo come una capanna tra casa e lavoro, e che non ci avrebbe messo due secondi a creare menù speciali per me se lo avessi voluto (ne approfitto per dire grazie alla mia mamma per il culo che si è sempre fatta per noi… DA SOLA!!).

Quindi, vita autonoma, via la carne!

Diventare vegetariani non è uno scherzo, non è una moda passeggera per la quale si eliminano alimenti e basta. È una scelta importante, che non tutti possono/vogliono fare, è tutto il sistema che bisogna ripensare, bisogna reimparare a fare spesa, reimparare a cucinare, rimpiazzare gli alimenti eliminati con altri (tantissimi! È solo che nessuno ve lo dice!), per mantenere un equilibrio. Insomma è un cambio rotta, una nuova filosofia di vita dettata da decine di motivazioni ecologiche, sociali, economiche, etiche e chi più ne ha più ne metta.

Mi ero promessa di cominciare dalla carne e di eliminare gradualmente anche il pesce… poi l’anno dopo sono arrivata a Parigi ed è stata la catastrofe alimentare!

Mi sono ritrovata in una città in cui si, si mangia bene, ma con cinquant’anni di ritardo rispetto all’Italia su varietà e cultura alimentare! Non dico che in Italia sia stato facile, perché i pregiudizi sono stati duri da eliminare negli anni, ma piano piano le cose sono migliorate e comunque la cucina italiana di base è talmente varia che si può essere vegetariani senza accorgersene!

Vi faccio un piccolo riassunto delle situazioni a cui mi sono dovuta adattare a Parigi per farvi capire meglio le ragioni del mio coup de gueule di oggi.

Il 70% delle brasseries parigine ha menù di sola carne e quindi sono fuori dalla mia portata. Per fortuna che l’ho capito in fretta e che ora controllo il menù prima di entrare, perché quante volte mi è capitato di sedermi, guardare il menù e poi andarmene perché avrei digiunato!

Il 25% di quelle restanti ha menù di sola carne e uno o due piatti di pesce: ed è anche per questo che non ho potuto/voluto eliminare completamente il pesce.

Il 5% delle brasseries ha un misero piatto che chiamano vegetariano, ma che è sempre e solo una variante senza carne né pesce, cioé un insieme di verdure e/o formaggio senza la minima traccia di proteine. Il top del top sono per esempio i tantissimi burgers vegetariani (tanto di moda adesso!), serviti con due fette di pane e un mucchio di verdure cotte al posto della carne! Oppure il salmone proposto tra i piatti vegetariani! Ahahahahah! Riso isterico!

Stessa cosa succede al supermercato o alle boulangeries se devo comprare giusto un panino per il pranzo per esempio: larga scelta di tutte le carni possibili, poi tonno, surimi e salmone, e gli altri vanno a quel paese o si preparano da mangiare a casa che è meglio.

E vogliamo parlare della reazione della gente? Del background culturale? Parliamone!

Questa scena succede 9 volte su 10 quando voglio comprare un semplice panino:

– Scusi ha un panino senza carne? – Si certo, ho il prosciutto.

– Scusi ha un panino vegetariano? – Si certo, ho tonno, salmone…

Aggiungo poi che ci ho messo dieci anni per trovare un dottore intelligente che non mi trattasse da malata mentale con tanto di sguardo di disapprovazione. Una volta una dietologa, ripeto una di-e-to-lo-ga, mi ha fatto tutto il piano alimentare per una dieta e quando le ho detto che non mangiavo carne ha semplicemente sbarrato a penna i piatti carnivori tendendomi poi il foglio. Alla mia domanda

Si, ma in che modo inserisco le proteine in questa dieta?

lei mi rispose

Bho, formaggio?

… vi bastano come esempi?

E adesso è scoppiata la moda del veggie e da settimane gira questa storia della veggie town parigina che mi ha fatto proprio sbottare!! Tutti bravi a fare gli hypster e i bobo  la domenica per il brunch o una volta a settimana a pranzo per fare i fighi alternativi con i colleghi.

Ci sono cascata personalmente nella trappola veggie town: dopo 15 anni di tortura vedo una cosa del genere e volete che non mi ci tuffi?? In occasione quindi di una cena tra amiche mi sono spulciata tutti gli indirizzi di questa fatidica veggie town per farci una cenetta in cui finalmente avrei avuto più di una scelta nel menù, per scoprire che in realtà sono tutti localini specializzati nel fast food per il pranzo!!

Allora non fraintendetemi, sono estremamente felice del fatto che, grazie a una moda crescente, finalmente si comincia a parlare di un’altra alimentazione possibile, ma da qui a parlare di veggie town ce ne vuole!

Io proporrei intanto qualche soluzione per recuperare i venti anni di ritardo sulla cultura alimentare, perché per dirla alla Florence Foresti, la vita non è fatta solo di “boeuf e patates” ! :-p

Una soluzione potrebbe essere per esempio quella di bandire queste pubblicità leggermente obsolete (e un tantino offensive, ma bon… per fortuna non sono permalosa) tanto per cominciare, che ne dite?

Ah, come al solito dopo lo sfogo mi sento meglio! 😀

Non chiedo a nessuno di essere d’accordo con me, ne tantomeno di diventare vegetariani. A ognuno la sua vita, a ognuno le sue scelte, ma spero sinceramente (anche se ci credo poco), che questa moda non sia passeggera e che serva a far evolvere un po’ le usanze nel paese della steak-frites ! :-p

5 Comments

  1. Alessandra ha detto:

    Hai espresso esattamente il mio pensiero, brava Elena! Prima di far capire alle francesi cosa è esattamente il farro ci ho messo anni!! Io mi sono trovata bene al Café Pinson, tu l’hai provato? Ciao!!

  2. Margherita ha detto:

    Grandiosa. Non sono vegan né vegetariana, ma mi piace come affronti le cose. Netta e concisa. Saluti a te e alla bella Parigi che ho sempre nel cuore.

  3. Vanessa ha detto:

    Ciao Elena!! Bel articolo, grazie! Anch’io ho voluto diventare vegetariana ma sono rimasta a mangiare pesce (perché mi piace tanto e per la difficoltà per mangiare in ristoranti). Io ho deciso di fermare la carne (5 anni fa, più o meno) dopo la visita di una amica vegetariana a Parigi; in questo momento mi sono accorta com’era difficile di non mangiare carne (anche nelle insalate c’è il jambon o il bacon) perché ci vogliono fare mangiare quello che conviene al tipo di industria che abbiamo…Ti lascio un link dal mio ristorante vegetariano preferito (che non è nella cartina del veggie town) : http://www.tien-hiang.fr
    Saluti!

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