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Tutti

Grazie, prego, scusi, tornerò!

Photo by Miguel Á. Padriñán from Pexels

I più giovani non coglieranno di certo i riferimenti altamente eruditi del titolo di questo post, ma proseguiamo facendo finta di niente. :-p

Buongiorno, mi scusi, mi perdoni se la disturbo, saprebbe dirmi qual è la metro più vicina per favore? Grazie.

Buongiorno, scusi, pardon, mi dispiace molto ma non abito in questo quartiere, non lo so proprio, scusi sa.

Grazie comunque e mi scusi se l’ho disturbata, arrivederci, grazie ancora.

Avete appena assistito a un esempio di tipica conversazione di due persone per strada a Parigi, o in generale di due francofoni: cosa notate di strano in quanto italofoni?

Ebbene, quando si arriva in Francia e si vuole imparare (bene) il francese, una delle prime cose da integrare sono le formule di cortesiache qui per fortuna abbondano nelle conversazioni. E personalmente preferisco un buongiono e un grazie di troppo piuttosto che il nulla assoluto (come certe email che ricevo purtroppo).

Una delle cose che un italiano deve assolutamente imparare a Parigi è saper sfruttare gli scusi e i pardon se vuole integrarsi e non essere vittima del tipico sguardo assassino che tradotto in parole vuol dire:

Anvedi sto’ cafone che manco dice bonjorno, adesso non me lo filo proprio.

… che poi tradotto in italiano sarebbe:

Ma guarda un po’ questo screanzato che neanche si degna di dire buongiorno, decido di rimanere volontariamente indifferente a ogni sua futura richiesta.

Perché qui potrebbe capitarvi che, entrando in un negozio e domandando subito l’informazione cercata senza neanche uno scusi o un buongiorno, il/la commesso/a vi risponda con un Bonjour quand même!”, facendovi sentire in colpa per i seguenti 10 anni!

Imparare ad abusare delle formule di cortesia può anche volgersi a vostro favore per esempio nella giungla urbana dei sensi di marcia della metropolitana.

Molto spesso infatti il pardon diventa un’arma letale in caso di scontro frontale causato da un senso vietato: quando vi immettete in un corridoio pieno di gente e non riuscite a passare perché tutta Parigi ha deciso di venirvi contro, sfoderate tutta la cattiveria che non avete mai saputo di avere in corpo, sporgete i gomiti all’infuori, stampatevi un sorriso in faccia e mentre travolgete altri esseri umani per poter passare pronunciate a raffica “Pardon,excusez-moi, désolé”, sarete così perfettamente integrati tra gli autoctoni. 😀

Mi ricordo agli inizi aver visto a casa di Erasmus traumatizzati da questa cosa un cartello che mi ha fatto morire dal ridere e  in cui avevano scritto “Pardon stò c**zo!”. 😀

Insomma, tutto questo per dire che, come al solito, e a parte l’umorismo, quando si va in un paese straniero bisogna attenersi ad alcune regole di base della convivenza e che un grazie, un buongiorno e uno scusi in più, alla fine non fanno male a nessuno… tranne alla persona che si sarà beccata la vostra gomitata-pardon in metropolitana! :-p

11 Commenti

  1. chiara ha detto:

    da non dimenticare la recita che puntualmente avviene nei negozi “et avec ça?”…”ça sera tout!” 😛

  2. Sara ha detto:

    Ahahah! Verissime tutte queste cerimonie!!! Son sempre lì a dare di gomito al mio cmpagno suggerendogli “pardon, excusez-moi, pardon, pardon…”

  3. andres ha detto:

    … conosco la francia e mi trasferisco finalmente dopo tanti pensieri a parigi …. tra una strizza e una ritrovata goliardia mi preparo a cominciare da zero…o quasi. ho un lavoretto vicino parigi ma l intenzione è quella di vivere in città e trovarmi un lavoro e una casetta da qualceh parte…chissà come finirà…. baci a tutti dalla solita e incasinata roma….

  4. Giuseppe ha detto:

    Buonasera a tutti, nel rinnovarvi i miei complimenti per questo fantastico sito già espressi in un mio commento sulla notte bianca del 2 ottobre, vorrei porre questo quesito:
    al di là dei riconoscimenti degli studi effettuati in Italia, in concreto, secondo voi un quasi 50enne diplomato in ragioneria e laureato in Giurisprudenza, appartenente alle Forze dell’Ordine, che possibilità avrebbe di trovare un lavoro a Parigi, da potergli consentire quello che vorrebbe fare da una vita:trasferirsi lì
    Credetemi la mia è una domanda seria e Siti come questo che fanno finalmente luce su tante cose importantissime, aiutano a far diventare i sogni e le speranze molto molto piu’ tangibili. Grazie per la cortesia che vorrete accordarmi nel rispondermi. Voster semper voster Giuseppe

  5. Marzia ha detto:

    Dalla ville lumière alla ville manière! 😉
    Sempre meglio un sorriso in piu’ che un pardon con costola prestata da ADAMO rotta ….

  6. Annies ha detto:

    Ciao, ho da poco scoperto il tuo blog, è davvero ben fatto e soprattutto CHIARO, diversamente dai miliardi di siti su cui continuo ad arrovellarmi (per gli aspetti burocratici).
    Avendo in programma per la rentrée di trasferirmi a Parigi, avrei una domanda da porti: in caso volessi proseguire i miei studi in Francia, è assolutamente obbligatorio il riconoscimento d’equivalenza degli studi di cui si parla qui (http://www.ciep.fr/enic-naricfr/mode_emploi.php)?
    Mi trovo in una situazione particolare perché ho compiuto i miei studi superiori in tre anni all’Istituto Europeo di Design (quindi NON università Statale) e non riesco a capire se questo riconoscimento d’equivalenza sia a discrezione dei rettori delle università francesi (ovviamente presentando tutti i papiri richiesti, tradotti e giurati), oppure io debba prepararlo in ogni caso (procedura lunghetta, sui tre-quattro mesi).

    Ultima cosa: non essendo la mia una professione regolamentata (sono grafica-illustratrice), il problema di sopra si pone anche per un’eventuale ricerca di lavoro? Così a senso pensavo proprio di no, ma ho sempre paura di sbagliarmi, di non saperne abbastanza… e che il mio CV risulti privo di valore ad un potenziale datore di lavoro!

    Grazie in anticipo e complimenti ancora!
    annalisa

    • IP ha detto:

      Ciao Annalisa,
      innanzitutto grazie per i complimenti! 🙂
      Per l’equivalenza del diploma sinceramente credo che dipenda molto dall’Università in cui ti iscriverai, io per esempio ho semplicemente dovuto tradurre il mio diploma e laurea breve e gli è bastato, ma ogni Università ha le sue regole, dovresti informarti direttamente alle segreterie.
      per quanto riguarda il lavoro il mio motto è “volere è potere” e quello che ho scoperto qui è che se ti sai vendere e dimostrare cosa sai fare non gliene importa a nessuno di che diploma hai, a patto che tu ne abbia uno! 🙂
      Ti consiglio di dare un’occhiata al post “CERCARE LAVORO A PARIGI”, troverai un sacco di consigli utili!
      In bocca al lupo!

      • Annies ha detto:

        Grazie per le indicazioni, a volte i siti delle università sono tutt’altro che chiari…
        Già guardata attentamente la sezione ricerca di lavoro… sto preparando il cv in lingua secondo il “modello” francese….
        A presto!

  7. Ale ha detto:

    Gad El Maleh…in particolare dal 2.25… génial! 😀
    http://www.youtube.com/watch?v=GqImLnRc2Ns&feature=player_embedded

  8. Mammamanga ha detto:

    vero, vero, lo avevo notato 🙂

    baci 🙂

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